Erik Peterson

Erik Peterson Grandjean - i suoi antenati erano di provenienza in parte svedese e in parte francese - nacque nel 1890 ad Amburgo e morì nella stessa città nel 1960. I suoi saggi più famosi sono raccolti nei Theologische Traktate [Trattati teologici] 1951/1994; in essi si concentra in una maniera particolarmente rilevante e fruttuosa la tensione dialettica tra la teologia e le moderne scienze umane.


Questo teologo originariamente evangelico, ma convertito nel 1930 alla fede cattolica, durante la sua vita rimase certamente - nolens volens - in una posizione marginale, secondo l'esempio di Sören Kierkegaard, e rimase condannato per un lungo periodo dopo la sua morte ad essere unicamente una referenza ignota ai più. Solo con il lavoro di recupero del suo ponderoso lascito, conservato a Torino, si è reso palese il considerevole influsso che questo pioniere esercitò su teologi come Karl Barth, Ernst Käsemann, Heinrich Schlier, Joseph Ratzinger e sulla teologia francese (Jean Daniélou, Yves Congar etc.) Gli scritti di Peterson furono a suo tempo e continuano ad essere tradotti in italiano, francese, spagnolo e inglese.


Già in qualità di professore (Privatdozent) di archeologia cristiana a Göttingen a partire dal 1920, Peterson si era in primo luogo sbarazzato sia dei precedenti vincoli con una religiosità pietista sia dell'influenza della scuola di storia delle religioni; aveva rapidamente acquisito un largo orizzonte di conoscenze patristiche e, a partire dal 1924 quando divenne professore a Bonn, anche esegetiche.

In contrasto sia con la teologia liberale (Adolf von Harnack) sia con la teologia dialettica (Karl Barth), Peterson provoca molto scalpore con i suoi brillanti trattati Was ist Theologie? [Che cos'è la teologia?] nel 1925 e Die Kirche [La Chiesa] nel 1928/29. La sua argomentazione difende il recupero dell'autorità dogmatica e dell'ambito pubblico tipicamente ecclesiale, attraverso il quale egli si avvicina sempre più al concetto cattolico di Chiesa. Per la sua metodologia fenomenologica e l'orientamento dei suoi contenuti verso l'escatologia protocristiana, gli scritti di Peterson certamente precorrono assai anche la teologia cattolica del suo tempo.

Impossibilitato ad esercitare la docenza in Germania, Peterson si reca a Roma, dove vive dal 1933 fino a poco prima della sua morte, e costituisce una famiglia con cinque figli tra enormi difficoltà economiche; ottiene un piccolo posto nell'ambito della storia della Chiesa presso il Pontificio Istituto di archeologia cristiana (1937), incarico che nel 1947 è trasformato in cattedra. Peterson continua i suoi studi specialistici sull'antichità cristiana che aveva iniziato nel 1926 con Heis Theos e fornisce un importante impulso sia alla comprensione della gnosi, dell'ascesi e dell'apocalittica antica, sia allo studio delle relazioni tra giudaismo e cristianesimo (Frühkirche, Judentum und Gnosis, 1959 [Chiesa antica, giudaismo e gnosi]). In qualità di teologo si dedica a cicli di conferenze e a pubblicazioni soprattutto nell'ambito germanofono con sublimi esposizioni di carattere critico di fronte alle ideologie, in forma di interpretazioni della Scrittura e della storia (Die Kirche aus Juden und Heiden, 1933 [Il mistero degli Ebrei e dei Gentili nella Chiesa]; Zeuge der Wahrheit, 1937 [I testimoni della verità]). Nel 1935 appare lo studio Der Monotheismus als politisches Problem [Il monoteismo come problema politico] discusso fino ai giorni nostri nell'ambito della teologia politica, il quale rappresenta altresì la rottura spirituale con il suo amico Carl Schmitt. Nel medesimo anno il libretto Von den Engeln (1935) [Il libro degli angeli] fonde lucidamente le dimensioni ecclesiali, politiche e mistiche della teologia di Peterson.

Nel 1951 gli studi dell'anteguerra appaiono raccolti nei Theologische Traktate, mentre gli scritti meditativi e parzialmente enigmatici di Marginalien zur Theologie (1956) [In margine alla teologia] si addentrano maggiormente nella profondità spirituale di un pensatore per il quale un esilio cristianamente motivato, nel mezzo del capitalismo e della tecnologizzazione, è infine divenuto l'unico modo di esistenza possibile.

Barbara Nichtweiß
Traduzione italiano: Prof. Andrea Nicolotti, Torino